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Le bombe di Sarkozy sulla moneta africana

Dalle mail desecretate di Hillary Clinton emergono nuovi brandelli di verità sui bombardamenti francesi del 2011: Parigi voleva far fallire il progetto di Gheddafi di creare una nuova valuta panafricana alternativa al franco Cfa utilizzato da 14 paesi dell’area Françafrique. di Gianni Ballarini  E se i bombardamenti francesi alla Libia gheddafiana, del marzo 2011, non fossero stati dettati solo da ragioni petrolifere (incrinare il predominio Eni nel paese); di immagine per Sarkozy (in ribasso per i suoi appoggi ai dittatori nordafricani, nella prima fase delle Primavere arabe) e umanitari (la grave situazione di assenza di diritti nel paese)? Se, insomma, quelle prime bombe del 19 marzo su Bengasi fossero state sganciate, in realtà, per evitare di incrinare il predominio di Parigi sull’Africa francofona? Per far fallire il progetto di Gheddafi di realizzare una valuta panafricana legata al dinaro d’oro libico, che consentisse ai 14 paesi francofoni di sganciarsi dal franco f...

Matera, capitale del deserto

Arriva come un sasso nello stagno l’anno di Matera capitale culturale d’Europa . Comincia ufficialmente, con Mattarella e Conte, anche se da mesi e poi nella notte Rai di Capodanno, se ne parla come di un evento-riscatto per il sud a partire dal suo luogo più pittoresco e più arretrato. È bella Matera, suggestiva come una fortezza mistica d’oriente, una località di Cappadocia oppure afghana, o una specie di Betlemme scivolata in Europa. Ha un fascino arcaico, Matera, sembra sospesa in un’età magica e preistorica, come un’età della pietra, lo splendore della miseria, il presepe delle origini; ma suona grottesco definirla capitale culturale europea, perché Matera non ha i tratti di una capitale né di un luogo culturale né di un centro europeo. Ed è scollegata da tutto.   Turismo a parte, è una capitale nel deserto , come una Fortezza Bastiani sospesa nel vuoto in attesa dei Tartari, come nel famoso romanzo di Buzzati. Per deserto non intendo semplicemente i suoi ...

Cronologia della dittatura finanziaria

“ Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno ” Jean-Claude Juncker - Presidente della Commissione Europea   Nel 1981 è avvenuto “ il divorzio ” tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro: la Banca d’Italia è stata sollevata dall’obbligo di acquistare i titoli di Stato rimasti invenduti. Lo Stato veniva a trovarsi in balìa dei mercati finanziari e delle banche che lo costringeranno a pagare loro interessi sempre maggiori per collocare il proprio debito. La sciagurata decisione del 1981 insieme a quella di aderire allo SME di due anni prima sono senza ombra di dubbio le principali responsabili della crescita esponenziale del debito pubblico in Italia – addirittura raddoppiato nel giro di dieci anni come dimostrano tutti i relativi grafici macroeconomic...

Perchè il denaro che usiamo è falso !

Il denaro non è di nostra proprietà ed è coperto però dalla ricchezza reale che producuamo noi, noi produciamo ricchezza reale e loro stampano il valore virtuale della nostra ricchezza reale e ce la prestano ad interesse. Se cercate banalità in tema monetario, le troverete agevolmente su Internet: «La moneta assolve a tre funzioni: riserva di valore, misura del valore, mezzo di scambio. E’ riserva di valore in quanto consente il trasferimento di potere d’acquisto dal presente al futuro: risparmiare oggi per acquisti futuri. E’ misura del valore in quanto consente di fissare prezzi e registrare debiti. E’ mezzo di scambio in quanto universalmente utilizzata per acquisto di beni e servizi». Banale. Nonché incompleto. Nonché falso. Innanzitutto la moneta come noi la conosciamo è anche una quarta cosa: è merce. E poi le tre funzioni non sono indipendenti tra loro: sono invece in permanente conflitto. E infine esiste un vento misterioso, il tasso d’interesse, che altera tutte le fu...

Povertà e auto da 20.000 Euro

Leonardo Libero ci presenta alcuni dati interessanti sul mercato dell'automobile in Italia. Curiosamente, gli Italiani, pure in gravi difficoltà economiche, continuano ad indebitarsi per comprare degli arnesi scintillanti e sostanzialmente inutili. Guest post di Leonardo Libero L’Agenzia Fitch ha ritenuto che il rating dell’Italia sia ormai sceso fino ad appena due punti sopra la sufficienza. Eppure si continua a spremere la residua capacità di spesa degli Italiani sfruttando un pretesto ambientale infondato. Secondo l‘Istat , nel 2016 erano 7.209.000 gli Italiani in seria difficoltà economica e nel 2015 erano in povertà assoluta il 6,1% delle famiglie italiane – cioè 4.598.000 persone – mentre erano in povertà relativa il 10,4% di esse, cioè 8.307.000 persone . Ovvie conseguenze anche del fatto che nel 2014 solo il 55,7% degli Italiani fra i 15 ed i 64 anni di età aveva avuto un lavoro retribuito, mentre la media UE era stata del 64,9% e, nella UE, solo...

La laurea non fa il genio. E neppure i politici …

Qualche tempo addietro in un piccolo negozietto di originalità, ho visto una sbiadita locandina con riportate le immagini di noti personaggi anche storici , quali: Paul Cèzanne, Enzo Ferrari, Benedetto Croce, Guglielmo Marconi e Gerge Braque.  Ma soprattutto in testa alla stessa era scritto: “LA LAUREA NON FA IL GENIO”. La copertina di questo articolo è appunto uno stralcio di quel manifesto.   L’insegnamento che ho pertanto ritenuto potesse venirci da quella vecchia locandina, è stato che non è scontato, allorquando si occupano posti di governo, amministrazione, rappresentanza, nomina, delega , ecc. che l’essere laureati, competenti, luminari, economisti, giuristi, professori universitari, avvocati, magistrati, manager, ecc. si traduca necessariamente in un bene per il raggiungimento di fini ed interessi comuni dentro una società. Se infatti l’esperto essere umano che si trova al posto giusto (e al momento idoneo) non ha poi alcuna emaptia verso la propria gente, ...

La gente non ascolta più

Ha letteralmente smesso di ascoltare, e la mia purtroppo non è una semplice constatazione personale, ma una vera e propria affermazione a livello globale. Potete parlare come e quanto volete, studiare tecniche di comunicazione, alzare la voce, catturare l’attenzione, gesticolare, la gente non ascolta più, non ne è più capace.   Ascoltare è una capacità che tutti abbiamo, eppure in pochi la mettono in atto. Si preferisce essere protagonisti in prima persona. A discapito della mancanza di capacità di ascolto . Stai parlando di un argomento e la voce del tuo interlocutore ti stoppa perché vuole dire subito la sua. O peggio ancora, una volta finito, risponde in modo vago, cambiando argomento, come se quanto detto non abbia prodotto nessuno stimolo in lui. Semplicemente, non ha ascoltato . E succede in ogni ambito, fra colleghi, tra due partner, nei rapporti genitori/figli, per strada, a scuola, la stragrande maggioranza delle persone sente, ma non ascolta più. E se lo fa, si t...