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Se si scioglie il permafrost

Tra le drammatiche conseguenze del riscaldamento globale è indispensabile collocare anche lo scioglimento del permafrost, i terreni perennemente ghiacciati che caratterizzano le regioni più settentrionali del nostro pianeta.
Un fenomeno ben noto ai climatologi, nei cui modelli si mette in conto che l’innalzamento delle temperature finisca col portare a un graduale scioglimento di quei terreni e al conseguente rilascio di gas serra (CO2 e metano).
Desta però molta più preoccupazione il fatto che stiamo assistendo a un vero e proprio collasso del permafrost, con conseguenze davvero pesanti per il futuro.

Effetti pericolosi A sottolineare la pericolosità del fenomeno ci hanno pensato Merritt Turetsky (University of Guelph – Canada) e i suoi collaboratori nell’analisi pubblicata a fine aprile su Nature. Si tratta di un autentico grido di allarme che mette in guardia sul devastante impatto che il disciogliersi del permafrost potrebbe giocare nella partita del clima.
Si stima che …
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1992 BISOGNA COLPIRE SALARI E PENSIONI'

Archivio > la Repubblica.it > 1992 ROMA - Siamo "in emergenza", torna ad avvertire Guido Carli. Bisogna colpire pensioni e salari, ma occorre anche puntare alla "crescita zero" del numero dei dipendenti pubblici. E privatizzare.
E sfruttare la "disponibilità a pagare" di una parte degli utenti nei delicatissimi settori della sanità e dell' istruzione.
Quindi va riformato l' ordinamento finanziario degli enti locali.
E, ancora, vanno revisionate le procedure di bilancio... Insomma, rigore.
Che poi vuol dire stringere (subito) la cinghia.
Altrimenti l' Italia può abbandonare il sogno europeo perché già oggi la dinamica della spesa pubblica "non é tale da consentire" la convergenza richiesta dagli accordi di Maastricht.
Emergenza... E così, mentre la Confindustria lancia la sua maxi-proposta sul costo del lavoro e ancora risuona il monito del governatore Ciampi, anche il Tesoro rilancia, in sintonia con la Banca d'…

UN PAESE IN SVENDITA (DI IDE E DI IRI)

Dal 2008 al 2012, 437 aziende italiane sono passate nelle mani di acquirenti esteri. Di queste, almeno 130 erano marchi importanti.

Nel 2016 le acquisizioni straniere di marchi italiani ammontavano a 74 miliardi di euro contro i 3,6 miliardi di acquisizioni all’estero operate dall’Italia.
Cioè 20 volte di più.
La Francia da sola ha speso in Italia il triplo di quanto abbia speso, in tutto, l'Italia fuori: oltre 9 miliardi per comprare fette del Made in Italy.


Sono le meraviglie degli IDE, gli Investimenti Diretti Esteri.
Che poi sarebbero i saldi d'occasione per gli acquirenti stranieri.

Il tutto mentre lo Stato, che avrebbe dovuto tutelare le imprese italiane (che in Italia danno lavoro e pagano le tasse), per colpa della peggior classe politica mai vista, regalava i gioielli di famiglia a concorrenti stranieri senza scrupoli.




Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ecco un elenco*, non esaustivo, dei marchi italiani passati in mano straniera.

Acqua di Par…

Riforma della gestione dei rifiuti urbani

Obiettivo : Riforma della gestione dei rifiuti urbani Segnalo questa proposta ENEA, ... http://www.enea.it/it/comunicare-la-ricerca/sviluppo-sostenibile/le-proposte/la-riforma-della-gestione-dei-rifiuti-urbani
Questa mia relazione è stata presentata come proposta di legge per il parlamento nazionale su Rousseau ottenendone l'approvazione , dopo di che non ho avuto altre notizie.
Il costo della raccolta e del riciclo vale per gli italiani 130 miliardi di euro, molto spesso la tassa non viene pagata, mettendo in difficoltà gli enti locali nel mantenere buoni livelli di servizi ai cittadini.....

Stato della legislazione http://www.lavoripubblici.net/evoluzione-della-normativa-italiana-in-materia-di-ambiente-e-rifiuti/
Descrizione   Il primo principio dovrebbe essere quello di attribuire i costi di gestione dei rifiuti ai soggetti che immettono sul mercato prodotti potenzialmente generatori di rifiuti. Applicando un adeguato Contributo ambientale a carico dei produttori/importato…

PROPAGANDA, PERCEZIONE E REALTÀ

«Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità», «Me la ricordo l’Italietta della liretta!», «Siamo un Paese di corrotti e lavatavi», «La Germania è più virtuosa e credibile, è la locomotiva d’Europa», «L’Europa ci ha regalato 70 anni di pace», «L’Italia è un Paese di analfabeti funzionali», «Il debito pubblico è un fardello sulle spalle delle generazioni future», «Lo Stato è come una famiglia», «In Italia usano tutti il contante perché è un Paese di evasori».
 E si potrebbe andare avanti a lungo.
I luoghi comuni che servono a giustificare le politiche deflattive, di austerità, quelle che aumentano le disuguaglianze, nascono da una propaganda che punta principalmente su una vuota esterofilia e un autorazzismo colpevolizzante.
È soprattutto caratterizzata, la propaganda liberale, da una scarsissima aderenza alla realtà. Spesso nulla. Al punto di arrivare addirittura a stravolgerla.
Ci hanno fatto talmente tanto il lavaggio del cervello che ci pisciano in…

Perché gli ignoranti pensano sempre di aver ragione? L’effetto Dunning-Kruger

Quando l’oracolo di Delfi disse a Socrate che era l’uomo più saggio sulla Terra, Socrate rispose dicendo: “Io so di non sapere”. Socrate sapeva che c’erano tante cose che non conosceva, ed era sicuro solo di una cosa, e cioè che in realtà non sapeva nulla.


Era l’accettazione di questa condizione a renderlo così saggio.
La consapevolezza di non sapere è sempre stata una rarità, ancora di più nel mondo odierno.

Infatti oggi assistiamo a conversazioni in cui persone totalmente inesperte in uno specifico campo si elevano a intenditori specializzati, esprimendo forti opinioni sugli argomenti più disparati, dagli affari alla politica.
Questo fenomeno, detto “effetto Dunning-Kruger”, non è una malattia mentale o una sindrome: è presente in tutti noi in diversa misura.

L’effetto Dunning-Kruger è un pregiudizio cognitivo, una distorsione che induce le persone con poca o nessuna conoscenza sull’argomento di cui si sta parlando, a non essere in grado – a causa della loro incompeten…

«Tutta colpa degli economisti»

Secondo un libro che ha fatto discutere, se la nostra economia ristagna e le democrazie sono in crisi la colpa è di un gruppo di studiosi sempre più influente negli ultimi decenni di Davide Maria De Luca

Nella vecchia Unione Sovietica gli economisti non erano molto popolari. La dottrina politica ufficiale del partito, il marxismo-leninismo, aveva già fornito tutte le risposte ritenute necessarie per creare prosperità e giustizia sociale: non c’era bisogno di scienziati che offrissero altre spiegazioni.  «I politici davano gli ordini e agli economisti era concesso di trovare ragioni per cui quegli ordini erano da considerarsi molto intelligenti», ha scritto Francis Spufford, nel suo romanzo sull’economia sovietica L’ultima fiaba russa.

Curiosamente anche al di qua della Cortina di ferro, nel cosiddetto “mondo libero”, la situazione era abbastanza simile. Per tutto il primo quarto di secolo dopo la fine della guerra gli economisti erano considerati una…