Passa ai contenuti principali

Post

Giallo Francia

La Francia si tinge di giallo, e l’Europa intera sembra aver fatto di questo colore il simbolo della rivolta contro le istituzioni europee. I gilet gialli sono un movimento di protesta inedito nella storia francese, un fenomeno nuovo che coinvolge trasversalmente la classe media transalpina e l’anima rurale del Paese. Per la prima volta, da molti anni, i gilet gialli sono stati in grado di risalire alla radice dei problemi sociali che affliggono la Francia nella sua appartenenza alla moneta unica e all’Unione europea. Tutto ciò, non è solo dettato dall’aumento dei prezzi del carburante deciso dal governo francese, decisione sospesa dall’esecutivo solamente ieri. Come ha fatto notare recentemente il noto economista francese Jacques Sapir, i gilet gialli hanno individuato il vero colpevole dall’austerità imposta da Macron nell’euro.    Il tweet dell’economista francese Jacque Sapir Se si ascoltano le voci dei manifestanti, si ascolteranno rivendicazioni cont...

Perché Deutsche Bank è la banca più pericolosa al mondo

Crollo di utili e valore. Taglio di 10 mila dipendenti. Pressing di Fmi e Bce sul record mondiale di derivati. Agenzie di rating pronte a declassarla. E feroci regolamenti di conti. La bomba è disinnescabile? Il problema numero uno per Angela Merkel, che in merito non smette di gettare acqua sul fuoco, è disinnescare a breve la bomba globale dei derivati di Deutsche Bank. Niente affatto nuova: nel 2016, in occasione degli stress test della Federal reserve americana falliti dal primo istituto bancario tedesco che aveva diverse pendenze legali negli Usa, il Fondo monetario internazionale definì Deutsche Bank «fonte dei maggior rischi sistemici tra le banche al mondo». La situazione, nonostante i ripetuti cambi al vertice, non è da allora cambiata e non è neanche più prorogabile: esploderà? Alle strette, scatta il maxi piano di risanamento contenuto e dilazionato nel tempo, con migliaia di nuovi esuberi a bilancio per il 2018. Mentre i 4.500 azionisti, in riunione il 24 maggio 2018, ...

Il "Diritto di resistenza nella Costituzione italiana":

"Il diritto di resistenza è sostanzialmente (ed implicitamente) accolto dalla nostra Costituzione, in quanto rappresenta una estrinsecazione del principio della sovranità popolare, sancita dall’art. 1 della Costituzione e che quindi informa tutto il nostro Ordinamento giuridico."  IL DIRITTO DI RESISTENZA NELLA STORIA Nell’era moderna, il problema dell’obbedienza o meno all’Autorità ed al potere costituito si pone con il Cristianesimo, per il quale l’obbedienza a Dio viene prima di quella alle leggi dello Stato (Obedire oportet Deo, magis quam hominibus- Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini-Atti 5,9-). In base a questo principio, i cristiani dei primi due secoli disobbediscono alle leggi romane che essi considerano contrarie ai comandamenti divini, in primo luogo la legge che impone di prestare il servizio militare, perchè è contrario al comandamento di “non uccidere”, ed affrontano serenamente le pene, compreso il martirio, per rimanere fedeli alla propria r...

INPS: il più grosso schema ponzi legalizzato.

Oggi ci concentriamo sull’INPS, e su come può essere considerato un vero e proprio Ponzi in piena regola. L’INPS è il sistema di previdenza pubblico italiano. La pensione di tuo nonno, la paga l’INPS. Le pensioni di invalidità, le paga l’INPS. Le pensioni alle vedove senza reddito, le paga l’INPS. L’indennità di disoccupazione, la paga l’INPS. L’INPS paga dei soldi in tutti quelle situazioni (anzianità, problemi fisici, problemi familiari, licenziamenti) in cui un cittadino non può lavorare e non può produrre reddito. Lascia perdere, per un momento, i casi tipicamente italiani di: Vitalizi ai politici dopo “4anni-6mesi- 1giorno” di durissima attività parlamentare Falsi invalidi che riacquistano miracolosamente le capacità motorie per esultare al gol della Roma Falsi ciechi che durante il fine settimana riacquistano miracolosamente una vista da aquila per fare i guardalinee alle partite di calcio Baby-pensionati dopo “14 anni-6 mesi-1giorno” di contributi versati Mi...

Confessioni di un sicario dell'economia

Questa è la storia di John Perkins, il capo economista di una società di consulenze, ingegneria e costruzioni di Boston. Fin qui nulla di strano. Quello che interessa è che Perkins ha lavorato come “sicario dell’economia”, una élite di professionisti il cui compito è di orientare la modernizzazione dei paesi in via di sviluppo verso un continuo processo d’indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governi più potenti del mondo. Sono professionisti, dallo stipendio fantasmagorico, in grado di sottrarre migliaia di miliardi di dollari a paesi di tutto il mondo. Riversano, o per meglio dire, rubano, il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (U.S.A.I.D.) e di altre importanti organizzazioni, per così dire umanitarie, per farli finire nelle casse delle corporation e nelle tasche di un pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. Il controllo di paesi strategici è...

Agenda21Locale provincia di Imperia: chi la ricorda ?

Per molte persone l’ambiente viene spesso associato o ad un settore dell’azione pubblica - per il quale vengono attivate politiche specifiche come la realizzazione di parchi, la raccolta differenziata dei rifiuti o altro ancora - o a qualcosa che ci ricorda alcuni dei momenti migliori della nostra vita, a contatto con l’aria aperta e il verde di qualche luogo “incontaminato”.  In aggiunta a questa percezione immediata, l’idea diffusa di ambiente risente anche di fattori maggiormente di lungo periodo derivanti dalla nostra cultura, che è fortemente segnata da un approccio che ha relegato l’ambiente ad una funzione sostanzialmente di cornice rispetto ai fattori fondamentali dello sviluppo.  In questo senso, a fronte di alcuni elementi considerati come sintomo di progresso “buono” e che andavano lasciati liberi di espandersi (gli insediamenti, le infrastrutture, ecc.), l’ambiente ha assunto in maniera evidente il ruolo marginale di un elemento che va semplicemente pres...

Niente innovazione e l’Italia declina

L’avversione o l’indifferenza alla ricerca scientifica (o alla scienza in generale) evidenziate senza possibilità di dubbio dalle scelte effettuate dalla dirigenza politica in Italia sono un riflesso ormai di una più generale avversione che permea la società stessa, a partire  anche e soprattutto dalle classi benestanti e dal ceto intellettuale “colto”  ed hanno profonde e lontane  radici culturali e storiche. Sussistono comunque anche motivazioni altrettanto importanti e decisive, legate a passaggi storici decisamente più recenti ed è importante sottolinearle in un contesto più legato alle vicende economiche del nostro paese. Cerchiamo di schematizzare quanto affermato con alcune considerazioni puntuali: Le più generali considerazioni storiche contro la scienza e la libera ricerca non sono una peculiarità italiana. Si pensi a particolari momenti della storia (a volte durati anche secoli) di grandi nazioni come Spagna, Francia, Polonia, Russia, ecc. ecc. che hanno o...