“Oggi, fuori dalla Stazione Tiburtina a Roma, ho assistito a uno spettacolo indegno, e allo stesso tempo ad una perfetta lezione di economia.
Ho visto un anziano di circa 80 anni, vestito bene e con l'apparenza di un nonno qualsiasi, rovistare in un secchio dell'immondizia, a cercare un pezzo di pane tra le buste dell'umido gettate dagli abitanti del quartiere.

A 100 metri più in là, un negozio di frutta e verdura stava preparando le cassette della frutta invenduta da gettare nella discarica lì vicino, dove forse altri anziani cercheranno qualcosa per la cena.
Una domanda potenziale di cibo, l'anziano che cerca da mangiare, e un'offerta potenziale di cibo, il fruttivendolo che vorrebbe vendere i suoi prodotti ma che non ha acquirenti.
Una domanda e un'offerta potenziale che non riescono ad incontrarsi, non riescono a diventare effettive. E perché? Perché manca il mezzo di comunicazione finanziario per mettere in connessione due bisogni reali, che non hanno scarsità del bene da scambiare (la frutta c'è e ce n'è in abbondanza), ma della valuta che regola questo scambio.
Semplificando: quella che viviamo non è una crisi, non più. Non mi pare che carestie o siccità stiano facendo mancare il cibo per nutrire potenzialmente tutti gli affamati o mattoni per proteggere i senzatetto. E' un modello economico fondato sulla scarsità, sulla privazione, dal lato della domanda. E sullo spreco, dal lato dell'offerta.
Rimettere in connessione la domanda e l'offerta di beni essenziali è ad oggi la prima necessità economica del paese.
A tutte le obiezioni che emergeranno, lascio rispondere l'economista premio Nobel James Tobin:
«L’intero obiettivo del sistema economico è la produzione di beni o servizi da destinare al consumo nel presente o nel futuro. Penso che l’onere della prova debba cadere sempre su coloro che tendono a produrre meno anziché di più, su coloro che tendono a lasciare inoperosi uomini o macchinari o terra che potrebbero essere usati. È stupefacente quanti motivi si riescano a trovare per giustificare tale spreco: paura dell’inflazione, disavanzi della bilancia dei pagamenti, bilancio non in pareggio, debito nazionale eccessivo, perdita della fiducia nel dollaro».
Insomma l'assurdità può essere giustificata anche con raffinati discorsi, ma sempre assurdità rimane”.
[Gabriele Guzzi]
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