Spiega Primo Levi quale oculata scienza sovrintenda all'apparente casualità del caos, davvero immane, nel quale vengono immerse le vittime.
Menzogne palesi spacciate per verità, obblighi assurdi e ordini da eseguire correndo, tra le urla.
Tutte vessazioni surreali e contraddittorie, nutrite solo dall'implacabile volontà di infliggere la massima sofferenza, onde ottenere un'obbedienza fanaticamente assoluta.
Ma la sottomissione violenta non sopraggiunge mai improvvisa né orfana; la sua attuazione è sempre progressiva, nonché supportata dal vasto consenso dei ciechi, dal loro tacito opportunismo e dai calcoli occulti dei collaborazionisti reclutati per assolvere ai compiti più incresciosi.
E il peggio è che la storia, ricorda Montale, non è mai “magistra” di niente che ci riguardi: si tende regolarmente a non vedere, non capire, non ricordare come può essere rapida e buia, la caduta, nel momento in cui si comincia a cedere, rinunciando alla propria umanità, nell'illusione che quello in arrivo sia soltanto un temporale passeggero.
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