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Energia e politica


Questa gravissima crisi internazionale che, ancora una volta, ha il suo centro in Medio Oriente, è espressione o un colpo di coda di un'epoca storica destinata a scomparire.
 Lo spiega bene, in un articolo su Il Messaggero, il politologo Alessandro Orsini, il quale scrive che, secondo i calcoli dell'Agenzia internazionale per l'energia, negli ultimi 30 anni l'economia mondiale è cresciuta di 4 volte, mentre la domanda di petrolio è aumentata del 25%

Inoltre, nel 2035, l'energia solare sarà la principale fonte di produzione d'energia elettrica e, last but not least, già oggi il consumo della stessa energia per unità di prodotto interno lordo diminuisce del 2% l'anno.

In questi giorni, scrivono gli esperti di geopolitica e di questioni militari, rischiamo la terza guerra mondiale.
 Ma per un combustibile che non ha futuro.

La vera rivoluzione la sta facendo la tecnologia ed è destinata a cambiare radicalmente la politica internazionale ed anche il nostro stile di vita.
Il giorno in cui gli Stati si saranno affrancati dalla dipendenza dei combustibili fossili, vivremo in un mondo più pacifico.
Purtroppo, se la tecnologia va avanti e fa la sua rivoluzione silenziosa, sotto i nostri occhi, la politica resta sempre indietro, come una buona parte della società civile.

Dovremmo investire di più sulle fonti rinnovabili, ma c'è chi dice di tornare al nucleare e che il vero problema è aumentare la produttività del lavoro, in un'economia che del lavoro dell'uomo fa sempre più volentieri a meno.
Abbiamo a portata di mano la possibilità di produrre in casa nostra tutta l'energia di cui abbiamo bisogno, senza dover importarla, ma ci dicono che il futuro è l'interdipendenza delle nazioni.

L'iperinflazione, raffigurata sempre dalla carriola piena di banconote svalutate per incutere terrore nel cittadino comune, ha sempre due cause: l'impennata del prezzo del greggio o il debito in valuta straniera.

L'inflazione italiana, negli anni '70, era dovuta alla prima causa.
Ma l'establishment raccontò che i prezzi al consumo aumentavano a causa del debito pubblico e l'opinione pubblica credette a quella sciocchezza inventata ad arte.

Così, si cominciò a tagliare la spesa pubblica e ci trascinarono nel meraviglioso mondo dell'euro.
Il risultato è stato che, proprio mentre cominciava a diminuire la nostra dipendenza dal petrolio, ci siamo indebitati in moneta straniera.
Davvero un capolavoro.

Il dovere principale d'uno Stato è quello di dipendere il meno possibile dall'estero, sovranità significa anche indipendenza energetica ed avere una propria banca centrale che sia prestatore d'ultima istanza.
La frontiera della tecnologia si sposta sempre più avanti, come quella del vecchio West, che apriva ai pionieri un mondo tutto da scoprire.
Tra 15-20 anni, le macchine avranno messo ai margini della produzione una buona parte dei (potenziali) lavoratori, tanti altri prenderanno un salario insufficiente per vivere.
Come ho spiegato tante volte, il vero problema sarà quello di sostenere i consumi.

Senza il vero reddito di cittadinanza o dividendo sociale, l'economia crollerà.
Mentre qui si insiste che si deve andare in pensione a 70 anni.
La tecnologia la sua rivoluzione la sta facendo.
Ora dobbiamo farla noi.
Non scendendo nelle piazze, ma prendendo il coraggio a due mani per andare incontro al futuro.
Se lo vogliamo, sarà un mondo più vivibile. Ricordatevi: il denaro cresce sugli alberi. Come l'energia.

 Di Mauro Ammirati

A questa riflessione vorrei aggiungere:  
Produrre energia solo dopo averla risparmiata !
L’Italia spende 45,2 miliardi di euro ogni anno per consumi termici ed elettrici negli 11, 8 milioni di edifici residenziali; 1,3 miliardi nelle 52 mila scuole; 644 milioni nei 13,7 mila edifici pubblici.
Il 49% di edifici per uffici pubblici ha più di 70 anni, e fra le scuole costruite più di 50 anni fa, il 35% ha il vetro singolo.

Questo il quadro preoccupante che emerge da una ricerca del Cresme, presentata in occasione del Forum RI.U.SO 03 promosso da Ance, Consiglio Nazionale Architetti e Legambiente.
Per tornare a creare lavoro e dare risposta ai problemi delle famiglie oggi è fondamentale puntare sui cantieri della riqualificazione del patrimonio edilizio e delle città.
“Non c’è crescita senza lo sviluppo e l’ammodernamento delle città e tornare ad investire nelle politiche urbane rappresenta una scelta coerente con l’obiettivo di guardare al futuro e di portare il Paese fuori dalla crisi”

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