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Occorre superare le ideologie e le relative mentalità

soprattutto quelle più apparentemente “corrette”

Le ideologie e le “mentalità reali” che ne derivano impediscono un libero confronto, una vera comprensione fra gli uomini, un vero cambiamento e progresso sociale.

Oltre a ciò le ideologie si prestano ad essere stuzzicate ed aizzate dal sistema politico-mediatico in maniera più o meno “populista/ignorante” o più o meno “politicamente corretta/colta”.
Si continua così ad incatenare le persone a prassi ed idee immutabili, non comunicanti idealmente e soprattutto “mentalmente”.

Spesso non siamo del tutto consapevoli come la nostra “mentalità politica” permetta tutto ciò.

Se questi problemi sono gravi per il “rozzo” e più o meno consapevole “fascistoide-autoritario”, che regala pulsioni ed a volte giuste rivendicazioni al “ducetto” di turno da ammirare e seguire acriticamente, sono ancor più gravi per chi si ritiene di sinistra, “ignorante” o colto che sia.

Il “destrorso” pieno di risentimento contro le ingiustizie cerca un palese ed “ovvio” colpevole da accusare, si imbeve di rabbia verso falsi obiettivi da combattere e su cui i media spingono continuamente.

Limpido esempio di ciò sono tutte quelle trasmissioni di “attualità” che parlano quasi ogni giorno di immigrazione.

La “rozzezza” analitica della destra e dei suoi media è funzionale alla mentalità antagonistica e collerica dei suoi componenti, che sollecita e solletica continuamente.

Il “sinistrorso” ha invece, troppo spesso, un problema molto più grave.

Dall’alto dei suoi ideali apparentemente più “umanistici” e “positivi” si ritiene sempre e indiscutibilmente nel giusto, imbevendosi a sua volta di tutto ciò che possa sembrar “progresso”, “modernità” e “giustizia sociale”, senza però riuscire veramente a vedere cosa troppo spesso si celi dietro queste “parole d’ordine”.

Non può vederlo perché ha nella sua mente un “prefisso di correttezza” dato dall’ideale ideologico.

Non vede che il “progresso” sta continuamente distruggendo quei valori, certamente migliorabili ed “evolubili”, su cui però si reggeva la storia e l’umanità; non vede che la “modernità” come oggi praticata sta uccidendo l’individuo, la famiglia, la comunità, lo Stato; non vede che la “giustizia sociale” tanto ricercata si riduce a generica stigmatizzazione del “ricco”, uccidendo quindi di tasse la produzione, senza però vedere, ad esempio, come una delle più grandi ingiustizie risieda nel controllo dell’emissione della moneta a debito che costringe all’iper tassazione ed alla schiavitù del debito.

Il “sinistrorso” non vede che “la sinistra”, nel suo insieme di apparato intellettuale-politico-mediatico, è la spalla più importante che sorregge il sistema oligarchico e multinazionale delle lobby.

Il “sinistrorso” si pasce e si bea delle idee di “pace” e “comunità globale”, senza vedere che proprio gli esponenti della sua “intellighenzia” hanno svenduto idealmente e fattivamente la libertà dei popoli di formare e sostenere nazioni in cui riconoscersi, con la superficiale ed errata filosofia che nazioni e bandiere sarebbero alla base della guerra.

Il “sinistrorso” si accontenta di poter girare il mondo senza passaporto ma non vede che i soggetti veramente liberi non sono gli individui ma le multinazionali ed i lacchè di turno che “democraticamente” eleggiamo.

Il “sinistrorso” si accontenta di appoggiare qualsiasi cosa sembri “aiutare” chi “non ha”, senza neanche riuscire ad ipotizzare che non dovrebbe più esistere chi non ha, senza riuscire a pensare come ciò possa essere possibile.

Una visione intimamente cinica e pessimista dell’uomo e dell’esistenza impedisce al “sinistrorso” di vedere e pensare in maniera veramente creativa per tutti.

Il “sinistrorso” confonde spesso l’ideale con la “simpatia”, albergando nei suoi sensi e sentimenti un antagonismo reattivo verso tutto ciò che “stoni” con i suoi più o meno coerenti paradigmi e che può solo vedere “politicamente scorretto”.

Ecco allora manifestarsi l’odio viscerale verso il più o meno cialtrone di turno della parte “istintivamente avversa”, che gli impedisce di vederne eventuali aspetti positivi su cui costruire, “ecumenicamente”, qualcosa di politicamente e socialmente utile per tutti.

Il “sinistrorso” sente di dover osteggiare più o meno apertamente, ad esempio, tutto ciò che abbia a che fare con “successo” e “affermazione individuale”, soprattutto in campo produttivo/commerciale.

Sono questi traguardi che considera non raggiungibili “onestamente” senza danneggiare alcuno.

Di fatto il “sinistrorso” combatte chi produce ma appoggia chi controlla, senza rendersi conto che chi controlla protegge e serve chi specula.

Spesso il “sinistrorso” si fa scudo della “legalità” per “fermare” azioni che non rientrano nel suo parametro ideologico, accettando però “tranquillamente”, ad esempio, un mondo del lavoro e un’economia che non danno più stipendi sufficienti ad una degna sopravvivenza.

Il “sinistrorso” appoggia un sindacato che protegge chi lavora ma che non fa veramente niente per combattere il sistema globale e transnazionale delle lobby.

Anche il “sinistrorso” colto e “illuminato” che avrebbe in teoria abiurato la dittatura e il “pensiero unico” risente troppo spesso di queste “tare” ideologico-mentali, impedendo così un vero progresso ideale e la nascita di un progetto alternativo di cambiamento socio-politico.

Il mea culpa della sinistra per i regimi aberranti sembra così essere servito unicamente a giustificarne una pretesa maggior “giustezza” e “superiorità morale” sul campo “avverso”, mentre andava consolidando e/o sostenendo la classe politico-burocratica che governa le nostre vite.

I movimenti alternativi cosiddetti “sovranisti” sono così ancora particolarmente esposti all’infiltrazione delle ideologie: “destra” e “sinistra” si combattono al loro interno sotto mentite spoglie, incapaci di spogliarsi dei vecchi cascami ideologici, mentali ed operativi, incapaci di vedere le sintesi ed i “compromessi possibili” messi a disposizione dalla Carta dei trenta Diritti dell’Uomo.

Se non lo capiranno velocemente saranno le caste oligarchiche ad istituzionalizzare la “sintesi finale”: un bel sistema di controllo tecnologico globale a cui sarà difficilissimo se non impossibile ribellarsi.








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