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Dalle fonti rinnovabili alle scuole sicure: le proposte di Legambiente per una manovra più "green"

L'associazione ambientalista ha presentato trenta interventi da inserire nella legge di bilancio, in grado di produrre un miliardo di investimenti in innovazione e riqualificazione urbana e territoriale
di MONICA RUBINO


ROMA - Dal prelievo di acqua minerale alla revisione delle concessioni balneari. Dalla cancellazione dei sussidi alle fonti fossili al rilancio delle fonti rinnovabili. E poi la messa in sicurezza di case e scuole. 
Sono alcune delle proposte che Legambiente avanza al governo per la prossima legge di bilancio. 

Il pacchetto di iniziative è più articolato e ne comprende in tutto trenta, presentate  alla sala stampa di Montecitorio. Interventi attuabili da subito, a parità di gettito per lo Stato e che riguardano quattro settori principali: concessioni, cambiamenti climatici, fiscalità, investimenti utili. 
L'obiettivo, per l'associazione ambientalista, è spingere il governo a "mettere davvero al centro dell'agenda politica l'ambiente", che invece anche nell'ultimo Def, "nonostante contenga alcuni interventi positivi e condivisibili, continua a non essere tra le priorità e appare marginale nella visione di sviluppo del Paese", lamenta Legambiente.

Gli interventi promossi dall'associazione ambientalista sono facilmente realizzabili, consentirebbero di generare effetti già a partire del 2019, "senza creare nuovo debito o determinare un aumento della tassazione", precisa il vicepresidente Edoardo Zanchini, e senza aprire un nuovo fronte di scontro con l'Europa per realizzarle. 
Secondo le stime dell'associazione potrebbero produrre un investimento per 1 miliardo di euro in innovazione e riqualificazione ambientale, urbana, territoriale. 
A ciò si deve aggiungere una grande riforma della fiscalità per l'ambiente, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali:  insomma il motto intelligente "tanto inquini tanto paghi", scommettendo sull'economia circolare, le fonti rinnovabili e su innovazioni capaci di ridurre emissioni di gas serra. 
In questo modo per Legambiente si possono orientare almeno 10 miliardi di euro di entrate fiscali verso l'innovazione ambientale e il lavoro.

"La nuova legislatura - spiega
Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - si è aperta con un governo che ha fatto del cambiamento la propria bandiera per superare i problemi del Paese. Ora è tempo di dare seguito alle promesse e agli impegni presi".

• PROPOSTE: CONCESSIONI
Ecco in sintesi le trenta proposte di Legambiente per la manovra. Nella gestione di autostrade e aeroporti, di cave e acque minerali occorre ristabilire regole che garantiscano una corretta gestione di beni pubblici come, purtroppo, oggi non avviene e dove è possibile recuperare risorse per centinaia di milioni di euro all'anno da chi guadagna dallo sfruttamento e dal degrado dell'ambiente.

CLIMA
Per frenare i cambiamenti climatici si può intervenire su esenzioni dalle tasse per centinaia di milioni di euro che oggi premiano le fonti fossili, spostando la fiscalità verso le fonti con minori impatti ambientali e l'innovazione, eliminando le barriere che oggi limitano le fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile ed elettrica. 

Oggi, infatti, per estrarre petrolio e gas le aziende pagano solo il 10% di royalties per le trivellazioni su terra ferma e il 7% per quelle marine. Royalties troppo basse se paragonate con quelle di altri Paesi europei  - ad esempio Danimarca, Germania, Norvegia - come evidenziato da analisi internazionali e dallo stesso ministero dell'Ambiente.

FISCALITA'
Altro ambito di intervento è la fiscalità sull'economia circolare e le filiere locali di qualità, intervenendo sull'IVA
(attualmente articolata tra il 4 e il 22%) per differenziare i diversi beni sulla base di come e dove sono prodotti in modo da premiare l'innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale, il Made in Italy di qualità.

INVESTIMENTI
Infine il rilancio degli investimenti utili, dove la priorità deve andare agli interventi capaci di riqualificare edifici e periferie urbane, scuole, di creare nuove linee metro e tram, piste ciclabili, di adattare le città ai cambiamenti climatici, di intervenire finalmente sui problemi di acquedotti e depuratori, sui ritardi delle bonifiche dei terreni inquinati, su quelli di demolizione degli edifici abusivi.

L'impatto positivo sul bilancio dello Stato delle proposte di Legambiente
 

Temi Proposte
(Solo quelle con impatto sul bilancio dello Stato)
Bilancio
(milioni di Euro)
1 Concessioni Adeguamento canoni cave +100


Adeguamento canoni acque minerali +220


Adeguamento canoni concessioni balneari +100
 2 Clima
Adeguamento royalties per l'estrazione di petrolio e gas, cancellazione esenzioni
+200


Riduzione e ridefinizione sussidi all'autotrasporto +200
3 Fiscalità ambientale
Riduzione dell'Iva per beni e servizi per spingere l'innovazione ambientale e ridurre gli impatti
-120


Ecotassa per conferimento a discarica e tributo per i rifiuti da demolizione e costruzione +200
4 Investimenti
Proroga Ecobonus, Incentivi per diagnosi sismiche e energetiche di edifici e scuole
-100


Fondo per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica degli edifici -100


Completamento dell'anagrafe scolastica -50


Nuovi treni per i pendolari -200


Reti di piste ciclabili urbane -50


Progetti di adattamento al clima nei Comuni -200


Riduzione dispersione idrica acquedotti -100


Fondo per le demolizioni -100


TOTALE 0
 

E dire che la domanda c’è, eccome. Che come racconta il rapporto Green Italy curato ogni anno da fondazione Symbola e della quale è stata recentemente presentata l’edizione 2018, in Italia ci sono 345mila imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investo in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni.
In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. Forse esagera, Ermete Realacci, quando dice che siamo «una superpotenza dell’economia circolare», ma forse ci farebbe anche comodo che qualcuno tra quelli che ci governano cominciasse, almeno in potenza, a considerarci davvero come tali.
Male non gli farebbe, peraltro, visto il boom che stanno avendo i partiti ambientalisti in Europa, coi verdi tedeschi ormai stabilmente seconda forza della politica tedesca, tanto quanto quelli olandesi, coi verdi austriaci che hanno eletto il presidente della repubblica, coi verdi francesi anch’essi in crescita, sopra il 10% secondo alcuni tra gli ultimi sondaggi.

E magari farebbe bene pure a un’opposizione in cerca di identità, che ben si è guardata dal porre qualsivoglia tematica ambientale nelle proprie critiche alla manovra.
E che magari, in una piattaforma politica prossima ventura, potrebbe fare dell’ambiente, della lotta al cambiamento climatico, degli investimenti per l’efficienza energetica e della promozione di un’economia davvero circolare le proprie bandiere per il prossimo futuro.





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