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Perchè i politici sono ignoranti



Venerdi' scorso ero a un convegno sull'energia e il clima organizzato in una città della Toscana. Come succede sempre, hanno parlato per primi il sindaco e i vari assessori e rappresentanti politici. Dopo di che, iniziava la parte più "tecnica" del convegno, dove mi capitava di essere il primo dei relatori. Appena mi sono alzato per parlare, il sindaco ha salutato e se n'è andato.

Non faccio una colpa particolare a questo sindaco; è una cosa che mi succede sempre. I politici arrivano, fanno il loro saluto e poi, quando arrivo io, si alzano e se ne vanno. Mi è capitato una volta di avere il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, in platea proprio davanti a me mentre ero sul palco fra gli oratori. Mi sono detto, "vediamo se riesco a fargli capire qualcosa della situazione petrolifera". Appena ho avuto il microfono in mano, si è alzato e se n'è andato.

Credo di poter escludere che sia io in particolare a fare questo effetto ai politici. Mi dicono tutti che succede sempre così; i politici, semplicemente, non stanno a sentire le relazioni tecniche. Rimangono solo se proprio c'è qualche "peso massimo" a parlare, magari Rubbia o Rifkin. Ma anche in quei casi, spesso li ho visti distratti a parlare fra di loro più che a sentire la presentazione.

A parte il poterli considerare dei maleducati, questo ha delle conseguenze ben più importanti che ferire l'orgoglio dei conferenzieri non politici. Ormai comincio a conoscere i politici: con qualche lodevole eccezione le loro fonti di informazione vengono quasi esclusivamente dai giornali e dalla televisione, oppure da altri politici. Ora, succede che i giornali e la televisione, a loro volta, prendono le loro informazioni in gran parte dai politici. Il risultato è un circuito auto-referenziale dove si continuano a ripetere sempre le stesse cose.

La conseguenza è che quasi tutti politici hanno una visione del mondo estremamente ristretta. Non si immaginano neanche l'esistenza di cose che, invece, sono abbastanza ovvie per chi ha una formazione di tipo scientifico e si interessa di problemi globali. Questa loro ignoranza si manifesta a volte con delle reazioni aggressive che vengono fuori quando, per caso, vengono messi di fronte a un tipo di visione della quale sospettano solo vagamente l'esistenza.

Questo tipo di reazione aggressiva è venuta fuori un paio di volte a questi convegni. Ho già raccontato in una nota precedente come, un paio di anni fa, il segretario di ASPO-Italia, Toufic el Asmar, sia stato aggredito verbalmente da un politico quando aveva affrontato il problema del riscaldamento globale. In questo caso, il politico in questione, un ex-onorevole di area DC, si trovava in platea soltanto perché la conferenza era per caso a pochi metri da casa sua. A me è successo pochi mesi fa il caso di un politico (onorevole di area ulivista-ambientalista) che è arrivato un po' in ritardo e pertanto ha dovuto sorbirsi per forza la mia conferenza. Dopo di che, quando ha parlato, si è sentito in dovere di iniziare dicendo che "si trovava in completo disaccordo con il professor Bardi" dato che "i prezzi del petrolio si erano abbassati" (!!).

In entrambi i casi, non si tratta di reazioni dovute a maleducazione innata. Sono, più che altro, reazioni "di pancia" dovute alla sorpresa di trovarsi di fronte a qualcosa di inaspettato. Era chiaro che l'ex onorevole che era saltato addosso (verbalmente) a Toufic el Asmar, non aveva mai visto una presentazione scientifica seria sul riscaldamento globale. Allo stesso modo, era chiaro che l'onorevole che mi aveva così perentoriamente contraddetto in pubblico non aveva la minima idea dell'andamento dei prezzi del petrolio, altro che per quei frammenti di notizie che aveva raccattato qua e la in TV o sui giornali. Insomma, dei begli ignoranti tutti e due, ma probabilmente non delle eccezioni nel loro ambiente.

Ora, è di moda prendersela con i politici, quelli che Beppe Grillo chiama "i nostri dipendenti". Senza esagerare, è vero che c'è evidentemente un problema. La maggior parte di loro - sempre con qualche lodevole eccezione - non ha la minima idea di quali siano i veri problemi e questo deve rendere senz'altro piuttosto difficile governare efficacemente un paese. D'altra parte, è anche vero che l'ignoranza dei politici è solo un sintomo di un problema fondamentale: la società moderna è talmente complessa che è diventato quasi impossibile gestirla.

Certo, l'autoreferenzialità della politica attuale non facilita il problema. Immagino che quando la regina Maria Antonietta di Francia disse che se il popolo aveva fame poteva mangiare briosce lo fece perché non aveva la minima idea di cosa succedesse fuori della reggia di Versailles, dove nobili dell'epoca passavano il tempo a parlarsi fra di loro. La storia della delle briosce di Maria Antonietta è quasi certamente una leggenda, ma rende bene l'idea del problema dell'autoreferenzialità in politica.

Alla fine, troppa autoreferenzialità fa perdere la testa, cosa che in certi casi storici è avvenuto anche in termini letterali. Auguriamoci che non succeda niente del genere ai nostri tempi, ma come minimo bisognerebbe suggerire ai nostri politici di informarsi un po' di più su quello che succede anche oltre quello che c'è scritto sui giornali.

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