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Chi è veramente Paolo Savona.


Ho deciso di descriverlo con le sue stesse parole.
Comincio, ovviamente dal suo curriculum (visto che va di moda sbugiardare chi ce l’ha, nutrito!), e allora, molto semplicemente, basta andare su Wikipedia, e leggere che si tratta dell’economista italiano dalla più vasta esperienza che esista, non solo come studioso, ma anche come politico.

E soprattutto, per la sua fortuna, per aver lavorato, gomito a gomito, con chi ha “pensato, fondato e organizzato” l’Unione Europea, Guido Carli e Azelio Ciampi: i quali, non tennero conto, evidentemente, in mano a chi sarebbe finita questa “idea transnazionale”, ma anche revanscista (erano due persone che avevano vissuto il fascismo in prima persona!): un terzo polo formidabile, tra Russia e Usa (già ben teorizzato dal famoso scrittore, fascio-comunista Jean Thiriart), probabile portatore di pace universale.

Appresa, così a pappagallo questa immensa esperienza (corredata di almeno una cinquantina di pubblicazioni, per lo più scientifiche, pane quotidiano di generazioni di studenti di economia), si comincia a capire l’ostilità del sistema, dal fatto che Savona sia come una mina vagante per lo stesso.

Infatti, è uno dei pochi ad averlo creato, ad averlo gestito, ad averne scoperto le magagne, e soprattutto ad aver capito chi lo utilizzava e lo utilizza per fini diametralmente opposti a quanto preventivato; da qui la sua decisa presa di distanza dalle lobby e dalle caste, specie quelle che, anche se non ufficialmente, lui dovrebbe avere più vicine, in quanto di origini ebraiche, così come testimonia il suo cognome; e che invece, basti guardare le elitè finanziarie della massoneria ebraica B’nai Bruth, che dominano l’economia europea, lo odiano pedissequamente, da quando ha deciso di separarsene.
Da qui la sua ostilità politica, senza se e senza ma, contro la Germania, il suo incubo, che tante volte anch’io, ho paragonato all’ex-III Reich, non più armato di panzer, ma di spread, per mettere in ginocchio gli europei colonizzati.

Mi viene perciò spontaneo rispondere alle indecenze pubblicate oggi da Der Spiegel: “Gli italiani sono degli scrocconi, che non ringraziano neppure dopo aver ricevuto l’elemosina”; con le parole di Savona: “«La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente.

Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992.
È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta.
Possibile che non impariamo mai dagli errori?»

«La Merkel è stata il miglior leader tedesco.
 Non è europeista perché il suo elettorato non lo è» «Non esiste un’Europa, ma una Germania circondata da pavidi» 
«L’euro? È una gabbia tedesca. 
La Germania ha sostituito la volontà di potenza militare con quella economica».


Fin qui c’è il nocciolo del suo euroscetticismo, che poi travasa in una critica più aspra, da parte di chi ha visto, de visu, l’Europa social-liberale franare in quella della speculazione e della globalizzazione, scendiletto degli americani.

“Passo per uno dei pochi economisti istituzionali anti-europeisti, ma non è così”, ha detto in un’intervista a Libero dello scorso anno.
“Io sarei per l’Europa unita, per questo non posso che dire peste e corna di quello che vedo a Bruxelles.
Le difficoltà dell’Ue sono colpa delle élite che la guidano: dicono di interessarsi del popolo ma si occupano solo di loro stesse e non ammetteranno mai il fallimento dell’Europa perché significherebbe autocondannarsi.

E questo acuisce i problemi.
La mancanza di diagnosi comporta l’assenza di terapia.
Le élite italiane hanno voluto questa Europa, sbagliando.
Si prendano la colpa o qualcuno gliela attribuisca”
«L’euro ha portato più svantaggi che vantaggi a tutto il Continente»
«Ritengo che uscire dall’euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare»
«Non ho mai chiesto di uscire dall’euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti»
«Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia»

Da qui le sue “medicine”, che, evidentemente non assomigliano per niente a quelle degli emuli di un’Europa che serve solo a mantenere in piedi la vecchia politica e l’ossatura originale dei poteri forti, gli stessi che uscirono dalla “pacificazione” del 1945, e che si vanno rinnovando, nella schiavizzazione dei popoli, da allora in poi: paradossalmente, sotto l’egida della nazione che procurò i danni più gravi e mortali, come l’Olocausto, e che oggi, gli ebrei stessi fanno finta di dimenticare (per mero interesse economico).
«Se si sapesse che l’Italia ha un piano B per uscire dall’euro, la Germania e gli altri paesi si troverebbero costretti a dover valutare gli effetti che essi pagherebbero in termini di valore del cambio e di chiusura del mercato italiano ai loro prodotti, e ci tratterebbero con minore aggressività»

Infine un’altra macchia, quella di vedere favorevolmente la Russia nei confronti dell’alleato forzoso, cui siamo legati, come servi della gleba, da settant’anni: «L’altra constatazione, che non trova consenso quando l’enuncio, è che il popolo russo ama vivere in pace e bene.

Nella sua storia, la Russia non ha mai dichiarato guerre di espansione come la Francia di Napoleone e la Germania di Hitler, ma solo patito quelle di altri»
«Putin è realista. È contrario a un’Europa che lo danneggi.
E questa lo danneggia. Non dimentichiamo che le sanzioni che gli Usa hanno imposto all’Europa di infliggere a Mosca sono ingiuste e nuocciono alla nostra economia»

Questi, dunque, è il professor Paolo Savona, e mi chiedo: chi ha veramente a cuore il destino del nostro Paese, strangolato dalle menzogne, dalla corruzione e dall’ipocrisia dei servi di regime, e che non continua a dividere ideologicamente la storia, in destra e sinistra, non dovrebbe, come minimo, correre ad abbracciarlo; sfidando chi, come le cosce europeiste e nazionali, vorrebbe escluderlo dal Governo del cambiamento?

(*) Tutte le parole di Paolo Savona sono originali, e tratte da scritti e interviste varie.

Riccardo Scagnoli

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